Guido Moncher

Cenni biografici
Inventore del primo elicoplano italiano, Guido Moncher prese parte, insieme ai più celebri aviatori dell’epoca, al Circuito Aereo di Brescia, una delle prime competizioni aeree internazionali al mondo, che si tenne nel settembre 1909 a Montichiari.
La collaborazione con Gianni Caproni, all’epoca ancora un giovane e sconosciuto ingegnere, iniziò nel novembre 1909 e fu proprio grazie alle modifiche che gli suggerì questo se, il 10 gennaio 1910, l’apparecchio “Elodie” di Moncher riuscì a compiere finalmente il suo primo “lusinghiero volo”. Oggi rimane traccia del sodalizio tra i due trentini pionieri dell’aviazione presso il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, dove è possibile riconoscere nel motore Rebus installato sul Caproni Ca.6 – il più antico aeroplano tra quelli esposti – il motore originariamente montato sull’Elodie di Moncher. Con questo passaggio di consegne, Moncher concluse definitivamente la sua esperienza aeronautica.
Nel primo decennio del nuovo secolo e fino allo scoppio della conflitto mondiale, Moncher fu impegnato anche in tutta una serie di altre iniziative commerciali e sociali: nel 1902 diventò proprietario della “Tipografia Artistica Tridentina”, in cui si stampava il giornale “Il popolo”, diretto da Cesare Battisti. Nel 1903, in un palazzo di via Mantova a Trento, aprì “Al Buon Mercato”, uno dei primi negozi al dettaglio del Trentino, in cui si vendeva abbigliamento maschile già confezionato con il criterio dei prezzi economici e prestabiliti. Divenuto cittadino di Trento, Moncher venne chiamato ad assumere il comando del Corpo dei Vigili del Fuoco della città e in tale veste partecipò al “Congresso Internazionale Prevenzione ed Estinzione incendi” che si tenne a Milano nel maggio 1906. Sempre a Trento, nel 1911, fondò la “Società Musicale Cittadina Giuseppe Verdi”, a partire dalla quale, negli anni successivi, nacque la banda musicale di Trento.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Moncher fu richiamato alle armi e l’esperienza che gli derivava dal fatto di essere stato, nei primi anni del secolo, un pioniere dell’automobile, gli permise di essere assegnato al servizio automobilistico, sul fronte orientale.
Dopo la guerra, Moncher tentò di riprendere le fila delle sue tante attività commerciali e sociali, purtroppo senza successo, anche a causa degli attacchi diffamatori dei quali fu oggetto. Deluso e rammaricato, nel 1921, si trasferì con la famiglia a Vienna da dove, nel 1932, pubblicò “La vera prova”, testo di autodifesa scritto allo scopo di dimostrare l’infondatezza delle accuse che gli erano state mosse.
Moncher morì a Vienna, l’11 novembre 1945.

Il docufiction

Il documentario racconta le imprese e la storia umana del pioniere del volo trentino Guido Moncher.
Le riprese – effettuate durante l’estate – si sono svolte tra Coredo, Trento e Vienna e sono state precedute da un anno e mezzo di ricerca storica.
Nel cast vi sono alcuni attori professionisti (come Roberto Vandelli e Fabio Sidoti – quest’ultimo nel ruolo di Guido Moncher); alcune comparse illustri (quali la consigliera provinciale Caterina Dominici) e molti dilettanti talentuosi provenienti dalla filodrammatica di Coredo (su tutti Ivana Rizzardi, che ha interpretato la parte della moglie di Moncher, Elodie Mayr).
La figura di Gianni Caproni – che con Moncher collaborò dall’autunno del 1909 fino alla primavera del 1910 – è interpretata da Mauro Bert, di Trento, selezionato a seguito di un casting organizzato presso il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, ad inizio settembre, per individuare l’attore a cui affidare la parte dell’ingegnere originario di Arco.

Il docufiction è stato realizzato in due metraggi: quello standard da 57 minuti ed uno da circa 15 minuti, quest’ultimo da destinare al futuro museo dedicato alla figura di Guido Moncher, che il Comune di Coredo vorrebbe realizzare al parco “Alla Torre”, dove originariamente sorgeva la costruzione, alta una dozzina di metri, dalla quale Moncher godeva di una vista incredibile sul fondovalle e sui prati dai quali progettava di spiccare il suo volo.
Troveranno destinazione espositiva nell’ambito del futuro museo “Moncher” anche i materiali di scena donati dalla produzione del docufiction: due modelli in scala, rispettivamente della Torre di Moncher e dell’elicoplano, realizzati dall’artista veronese Massimo Marchiori.

 

Per riferimenti si rimanda al sito museo areonautica www.museocaproni.it  .

Giovedì, 22 Settembre 2016

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