Puntura di zecca: i consigli dell'APSS

Consigli per la prevenzione

Con l'estate torna il rischio di puntura di zecche, piccoli parassiti che si nutrono di sangue. Appartenenti alla classe degli aracnidi, si trovano solitamente sulle piante in zone umide ricche di cespugli, ai margini dei boschi, a quote inferiori ai 1.400 metri.

Una volta sull’ospite, animale o uomo, ne perforano la pelle e ne succhiano il sangue. Dopo il pasto, che può durare giorni, la zecca si stacca spontaneamente. La puntura di zecca non è dolorosa e spesso non si sente ma può trasmettere alcune infezioni.

Per prevenire le punture di zecca è consigliabile, quando si frequentano luoghi a rischio, camminare sui sentieri, cercando di evitare il contatto diretto con le piante e l’erba, vestirsi con abiti coprenti e di colore chiaro in modo da rendere più facile l’individuazione delle zecche, indossare cappello e scarpe chiuse. È inoltre utile applicare sulla pelle scoperta prodotti repellenti per insetti a base di Deet (dietiltoluamide) e spruzzare sugli abiti composti a base di permetrina. Al termine dell’escursione è importante effettuare un attento esame visivo della propria pelle. Le eventuali zecche individuate devono essere prontamente rimosse perché la probabilità di contrarre un’infezione è direttamente proporzionale alla durata di permanenza del parassita.

Per rimuovere una zecca conficcata nella cute si raccomanda di afferrarla con una pinzetta a punte sottili il più possibile vicino alla superficie della pelle; tirare delicatamente senza strappo fino al distacco, disinfettare la cute e bruciare la zecca o incollarla su nastro adesivo per renderla inoffensiva. Osservare per un periodo di circa un mese la zona della puntura ma anche altrove per individuare la comparsa di eventuali segni di infezione. Se dovesse apparire un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, dolori alle articolazioni o altri disturbi, è importante rivolgersi al proprio medico.

Le principali malattie trasmesse dalle zecche sono la malattia di Lyme e la TBE o encefalite virale trasmessa da zecca.
La malattia di Lyme si manifesta, dopo un’incubazione che va da 3 a 32 giorni, con chiazze rossastre sulla pelle e, a volte, con febbre, malessere, mal di testa, dolori alle articolazioni e ai muscoli. Dopo un po’ di tempo, settimane o mesi, può causare disturbi più gravi alle articolazioni (artriti), al cuore e al sistema nervoso (meningiti). Contro questa malattia non è disponibile un vaccino ma, se presa in tempo, può guarire con una terapia antibiotica.
La TBE, invece, è una malattia inizialmente simile all’influenza e può guarire senza problemi o, talvolta, evolvere in una forma più grave come la meningite o l’encefalite. In alcuni casi può anche lasciare danni permanenti al sistema nervoso. Per questa malattia, che risulta mortale nel 2% dei casi, è disponibile la vaccinazione, da richiedere ai servizi vaccinali della Azienda provinciale per i servizi sanitari.

Il numero di casi di malattia di Lyme e TBE negli ultimi anni, in Trentino, appare in aumento. Negli ultimi 17 anni, infatti, sono stati notificati circa 192 casi di malattia di Lyme, con una media di 11.2 casi all’anno che, negli ultimi 5 anni, è salita a 18.2. I casi notificati di TBE sono, invece, 108 con una media annuale di 6.3 casi, salita, negli ultimi 5 anni, a 12.8 raggiungendo, nel 2016, un picco di 20 casi.

Fonte: Ufficio stampa della Provincia di Trento

Giovedì, 06 Luglio 2017

Questionario di valutazione

Inserisci il codice di sicurezza che vedi nell'immagine per proteggere il sito dallo spam

© 2017 Comune di Predaia powered by ComunWEB con il supporto di OpenContent Scarl